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CAPITOLO 1 - Il biglietto d'ingresso
La luce del tardo pomeriggio li colpì come uno schiaffo quando riemersero dalla caverna. Per ore avevano respirato aria umida, satura di metallo antico e muffa minerale; ora il sole scottava sulla pelle e il sale nell'aria sembrava quasi dolce. Reven teneva sottobraccio la grande mappa pergamenata arrotolata, quella che era stata posata sull'altare centrale come un'offerta. Draymor portava la bussola di ottone e cristallo che aveva continuato a girare lentamente anche dopo che l'avevano presa in mano, come se cercasse ancora qualcosa. Finn e Mara avevano riempito due sacche di tela robusta con monete d'oro di conio diverso – alcune coniate con volti di re dimenticati, altre con simboli che nessuno di loro riconosceva – ma non avevano toccato i gioielli più appariscenti né le coppe istoriate. Una tacita intesa: prendere solo ciò che serviva per ripartire e per dimostrare che erano stati davvero lì. Nessuno parlò molto mentre risalivano il sentiero verso la spiaggia. Solo quando la sagoma della Treasure apparve tra le palme curve, Jared li vide e cominciò a correre lungo la sabbia gridando il loro nome. Dietro di lui comparvero gli altri: Loris con la sua espressione eternamente sospettosa, il nostromo Jael che già stava contando le teste per capire se mancava qualcuno, il cuoco che stringeva ancora in mano il mestolo di legno come se fosse un'arma. «Siete vivi» disse Jared quando li raggiunse, ansimando. Poi vide le sacche gonfie e la mappa sotto il braccio di Reven. «... e ricchi.» Reven fece un mezzo sorriso stanco. «Non proprio ricchi. Solo... meno poveri di prove da portare avanti.» Salirono a bordo uno alla volta. Una volta sul ponte principale Draymor posò la bussola sul tavolo da carteggio. L'ago smise di ruotare in cerchi nervosi e si fermò indicando una direzione che non corrispondeva né al nord geografico né a nessuna rotta che avessero mai seguito prima. «Questa cosa non punta al nord» mormorò Finn. «Punta a qualcosa che si muove.» Reven appoggiò la grande mappa accanto alla bussola. Quando la srotolarono videro che le linee tracciate con inchiostro bruno si sovrapponevano in modo quasi perfetto alle rotazioni che l'ago aveva compiuto dentro la caverna. «Sta tracciando un cerchio» disse Mara dopo un lungo silenzio. «O una spirale. Difficile capirlo con così poche informazioni.» Draymor tamburellò le dita sul legno consumato. «Allora seguiamola. Almeno per un giorno o due. Se dopo quarantott'ore non troviamo nulla di sensato, torniamo indietro e decidiamo cosa fare con l'oro.» Jared rise piano. «Capitano, con rispetto... dopo tutto quello che abbiamo passato, dubito che qualcuno qui voglia davvero "tornare indietro" tanto presto.» Reven guardò il padre. Draymor guardò la figlia. Poi entrambi annuirono nello stesso istante. «Alzate le ancore» disse Reven a voce alta, in modo che tutti sentissero. «Seguiamo l'ago. Velocità di crociera. Niente forzature. Vogliamo vedere dove ci porta... non vogliamo che ci trascini.» Le vele si gonfiarono con un colpo secco e soddisfacente. Mentre la Treasure si staccava dalla sabbia e riprendeva il mare, la bussola sul tavolo continuò a ruotare lentamente. Nessuno lo disse ad alta voce, ma tutti lo pensarono: il tesoro che avevano trovato nella caverna forse non era la fine della storia. Forse era soltanto il biglietto d'ingresso per la storia successiva. E quella storia, a quanto pareva, non era ancora pronta a lasciarli andare.